martedì 26 settembre 2006

Le sensazioni dello studente perfetto.

Mi hanno chiesto di scrivere qualcosa per questo blog, il Blog direi.. mi hanno chiesto di elevarne il tono, agitarne gli spiriti e condurlo infin alla gloria. A dir la verità non me l'hanno solo chiesto.. me l'hanno imposto. Ho letto della burocrazia che oggigiorno schiaccia l'individuo, sono venuto a conoscenza di cosa fare quando la m…. ti assale, mi avete reso partecipe dei problemi del vivere cittadino e vi ringra-zio. Io, invece, vorrei parlarvi di "quella eccitantissima perversione di vita: la necessità di compiere qualcosa in un tempo minore di quanto in realtà ne occorrerebbe" (Hemingway). In altre parole vorrei parlarvi della mia sessione d'esami di settembre (sento già i commenti maligni dei miei compagni di merende e di studi: so già che ad Alberto non gliene può fregare di meno, so che Macca mi guarderà con un po' di spocchia - è messo meglio ad esami.. -, so che Manu ne riderà ma io conto su Romio e sulla sua infinita accondiscendenza..)

È comunque la questione psicologica, escatologica ed esistenziale che mi interessa esporvi (che pa-roloni..). Dopo un luglio di fuoco, totalmente fallimentare, e dopo l'agognato viaggio estivo.., eccomi lì - mi rivedo ora come in un sogno - un giorno di fine agosto, a petto nudo davanti al libro di Propulsioni. Onestamente era mesi che avrei dovuto finire di leggerlo, non dico studiarlo, ma quei giorni di fine agosto ero ancora lì che cercavo con tutte le mie forze di non addormentarmi.. A vederla da fuori sembra quasi una puntata della lunga serie di Rocky, con il sottoscritto che si batte il petto gridando al vuoto dello studiolo che mi circonda: SI io cela posso fare! SI IO POSSO! Come sempre però la cosa si risolve dopo una ventina di minuti con i miei occhi chiusi e la mia guancia sinistra appoggiata sopra la figura ancestrale di un compressore (io studio per osmosi.. ndr). Avevo comunque, allora, stilato un programma, mi mancavano 8 esami dico 8 per la laurea e 8 e-sami dico 8 avevo prestabilito, all'alba di settembre, di passare. (il mio solito programma.. più grande di me) Ma, fin da subito, grazie o per colpa dei miei amici ho rinunciato a Macchine e, più a malincuore, ad Aerodinamica. Parto ora con descrivere i luoghi, i tempi e i personaggi di questa impresa.

Alla quarta volta che provi un esame le sensazioni che ti assalgono entrando in un'aula del Dim so-no molteplici (e, aggiunge a ragione l'ignoto lettore, le stesse.. è la quarta volta che entri..) beh tanto per fare dei nomi: - la prima di sicuro è: familiarità (eh eh) vedendo sempre le stesse facce. Difatti la mia prima esclamazione è sempre stata: Toh, i soliti noti! Ah, guarda, ci sono gli affezionati! La categoria degli "affezionati" ha però i suoi personaggi tipo. Lungi da me assumere qualsivoglia atteggiamento finto ironico, eccola quindi questa congerie di studenti come si presenta (la varietà è limitata perché la facoltà è ingegneria e la gente che si iscrive è motivata.. seh!)

- Il barbone faneco Ha totalizzato minimo 12 tentativi, arriva e si siede sulla destra o sulla sinistra perché nella sua tattica è previsto il copiare e, come è risaputo, in aule tipo M1 o M2 è più facile a sx o dx.. È un individuo dall'aria serena, non è minimamente toccato dalla tensione dell'esame, di so-lito ha un giornale con sé (gratuito però, non ha soldi.. ndr) e cerca in qualche modo di darsi l'aria da intellettuale. Fuori posto.

- Il fuoricorso La sua matricola di regola inizia con cifre inferiori al 48 e porta l'osservatore acuto a dedur-re che per questo genere di personaggi andare agli esami non sia nulla più di uno sport. Atleta.

- Lo studente dell'anno sono ragazzi che o perché più duri di comprendonio o perché se la prendono comoda sono lì ad ogni esame (non x tutti i corsi, basta uno in particolare..) a sbattersi e a fare e rifare teoria ed esercizi, sono lì per cogliere ogni più piccola finezza della materia. Sono gli studenti più apprezzati dai professori (all'inizio) perché la loro sete di sapere è insaziabile ma poi quella lucina che si accende negli occhi dei docenti lentamente si spegne e lascia il posto ad un sordo e decisamente immeritato rancore. Tapino.

- Gli irriducibili in cui umilmente mi inserisco. Fanno del " non studio ma voglio passare" il loro dogma.. questa specie è la più vessata psicologicamente perché, ad ogni esame, ogni minima devia-zione del prof dalla traccia degli esercizi (che lo studente ha provato a casa) porta ad un in-discutibile e fragoroso insuccesso. Questa è anche la specie più odiata, se passa gli esami li passa per culo e, non dimentichia-molo, una notevole abilità nel copiare la teoria pur non sapendo cosa si stia copiando. Mettiamolo bene in chiaro: non è che sia deficienti.. semplicemente studiare non fa per loro, li assale un brivido, provano dei forti spasmi e danno sistematicamente di stomaco sui libri. Mi soffermo ulteriormente su questa categoria perché, vista la mia compartecipazione, posso perfino descrivere il rapporto che si crea studente-docente. Immaginate lo studente fare una qualsivoglia domanda sull'esame appena concluso e fallito, egli infatti non capisce, nella sua ignoranza, come si possa risolvere il dato esercizio, lo ri-tiene impossibile o comunque vicino al soprannaturale. Ebbene alla spiegazione del profes-sore non potrà far altro che annuire pietosamente perché non saprà minimamente cosa sia il volume nocivo o l'eq. di Bernoulli e la scena non potrà che degenerare in un teatrino dell'assurdo. Sempre presenti.

Ho finito con le specie, mi sono stufato di scrivere.. eh eh. Rinvio chi fosse interessato al prossimo appuntamento de: "le sensazioni dello studente perfetto". Seguirà a breve una rubrica settimanale: "incredibile tales of sgarbo"

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